Potassio Flippi intervista Filippo Fossati sul lavoro di Nicus Lucà

25 Marzo 2011

Nicus

PP Potremmo cominciare dall’inizio. Magari parlandone con un linguaggio accessibile…
FF Scusa se ti interrompo subito, ma a parte la castroneria del “comincio iniziando”, cosa significa “linguaggio accessibile”?…Raggiungibile? Di facile comprensione? …eppoi accessibile a chi? Ai minori? Alle donne incinte? Ai portatori di handicap? A chi? A chi ci rivolgiamo? Chi vogliamo condizionare? Allora? Cosa vogliamo dire e perché!
PP (silenzio)…calma…perdonami. Non intendevo nulla di male; siamo qui per conversare di Nicus Lucá e delle sue opere e se fosse possibile vorremmo farlo in modo che anche i non “addetti ai lavori” possano capire. Con un linguaggio meno criptico…potremmo cominciare dall’inizio dicevo… da quando vi siete conosciuti. Tu non avevi ancora aperto la galleria…
FF No, dopo la casa editrice son partito militare e quando sono tornato ho cominciato a organizzare mostre in luoghi non ufficiali, con “ufficiali” voglio dire che non erano gallerie o musei. Si usava poco uscire dagli spazi istituzionali dell’arte e se lo si faceva era sempre col consenso dominante…io avevo cercato di slegare alcuni nodi…comunque…Nicus l’ho conosciuto allora, 22 anni fa.
PP Lo dici come se fossi vecchio…
FF No, non sono vecchio ma non sono neppure giovane…e non lo dico per il piacere del ricordo che comincia a svigorire…di certo c’é che eravamo piú freschi allora e il fisico reggeva. Eravamo sempre in piedi. Arrivavamo ovunque a piedi…il corpo e la mente insieme passavano nelle notti come fossero giorno e nei giorni come fossero notte superando i confini del non luogo e del nontempo…
PP Cosa sono il nonluogo e il nontempo?
FF Sono in sintesi quel che dicono d’essere e compaiono come sottotitolo del libro che si intitola “Che fine ha fatto il futuro?” L’autore é un antropologo e si chiama Marc Augé, classe 1935, francese di Poitieres dove Carlo Martello fermó l’avanzata degli Arabi “…salvando l’Europa dall’invasione musulmana” com’ha a dire con orgoglio piú d’un probo e orbo maestro e qualche governante…
PP …d’accordo…lasciamo perdere…torniamo daccapo…
FF …guarda che lo cito perché penso riguardi Nicus…anche perché é l’inizio di un principio…come piace a te…sia in senso temporale che di intenti.
PP Cosa vuoi dire?
FF Che colloco l’essere e il lavoro di Nicus in quel nonluogo e nontempo di cui dicevamo…sostengo che Nicus é un artista anomalo nel panorama del mondo dell’arte…fa parte di una paesaggio che non esiste, che non si puó categorizzare, che lui si é attrezzato e in cui vive…affermo con uno slogan che Nicus é un artista che si é lasciato il futuro alle spalle…che sa di vivere nel presente. So che sa cosa costa vivere e fare arte in in termini non solo economici. La sua vita é l’arte e ne é responsabile e consapevole…nulla capita a caso anche se il caso é poi tutto nella vita…questo, e la coscienza di Nicus, come la chiama mio figlio Mattia…sí, credo che questi siano gli elementi che compongono l’anima del suo lavoro. Perció mi é venuto da pensare ad Augé, all’antropologia, al senso di quel che accade nel mondo di oggi e nel lavoro di Nicus…la consapevolezza che ciascuno di noi ha di vivere in un tempo che precedeva la propria nascita e che continuerá dopo la propria morte…
PP Non so se capisco quel che vuoi dire.
FF E’ il primo paradosso del tempo secondo Augé.
PP …e secondo te?
FF Io credo che con coscienza si nasca. Applico il principio anche all’arte. Non credo che artisti si diventi.
PP Forse é meglio se torniamo al tema dell’intervista, che dovrebbe essere la tua presentazione di un artista che conosci bene, non solo lavorativamente…prima di varcare i confini del nonluogo e del nontempo, stavi dicendo che quando vi siete incontrati per la prima volta…
FF …sí…eravamo rimasti ai piedi…eravamo a piedi in tutti i sensi e camminavamo tanto. Percorrevamo spesso il periplo di Piazza Vittorio e andavamo a finire sui murazzi del Po, che allora erano deserti, a guardare il fiume…
PP …Nicus…
FF Cosa devo dirti. Ci siamo conosciuti cosí. In movimento, mentre passavamo uno accanto all’altro…
PP …dove?…
FF Di preciso non ricordo…tu vuoi “fatti” mentre io ragiono per immagini…in centro, da qualche parte intorno a Palazzo Nuovo…ricordo un luogo buio e un cappotto che si avvicina. Dal centro delle spalle spunta un cappuccio e la punta di un naso…un naso importante. La figura si avvicina con incedere elegante, un Petrolini muto. Senza una chiacchera appare un guanto nero che mi offre un oggetto. Lo guardo ed é la sagoma di una pistola. Non riesco a distinguere le lettere, ma vi é qualcosa di scritto. Poi un tono di voce. “Non aver paura.” Mi dice. “É solo l’invito della mia mostra”.
PP E tu?
FF Io non so bene cosa fantasticare e metto l’arma di cartone in tasca. Quella é stata la prima volta che ci siamo incontrati, io e Nicus. Pochi giorni dopo ho visto anche i suoi lavori. La mostra si intitolava “Com’é romantico cullare una pistola” ed era lo scritto che appariva sull’invito che mi aveva dato. Vado bene?
PP Abbastanza…e che lavori aveva esposto?
FF Aveva smontato la casa dove ancor oggi vive…smontato nel vero senso della parola, con tutte le accezioni relate…travi, grondaie, banconi, fornelli, bombole…tutti i materiali che aveva sottomano erano diventati personaggi inanimati e con gli stessi materiali aveva costruito lo scenario di un racconto. Per stare ai fatti come vuoi tu: si entrava nell’androne e a fianco della cassa del locale c’era la figura di un uomo dai capelli di ferro e la faccia di legno appoggiato ad un bancone. Gambe e braccia erano pezzi di grondaia arruginiti…dietro il banco si intravedeva una bombola del gas da cui partiva un lunga canna che finiva in bocca al figuro. L’impatto emotivo era forte. Non concedeva spiegazioni. Non ne aveva bisogno. Era un pugno nello stomaco e uno negli occhi…la vita stessa di Nicus pulsava lí…inquieta, cruda. Scendendo poi nei sotterranei, si incontravano altri esseri di sembianze umane simili al primo, che piantonavano le sale con una pistola in braccio…
PP Da come ne parli, i primi lavori di Nicus tendevano a suscitare un emozione particolare, un certo tormento, un’inquietudine…
FF …non so cosa volessero suscitare, ma é ovvio che la loro esistenza era giá una bella dichiarazione…
PP …dichiarazione di cosa
FF …che…come spiegare?…sai quando si ha paura di non essere capiti, di essere fraintesi…una dichiarazione d’intenti, l’annuncio di una partecipazione attiva…c’era quell’emozione, come la chiami tu, in quelle sculture…”You’ve got to be real! And to be real is no joke!” dice il mio amico Barron e ha tutto un altro significato sentirlo da lui…le parole sono tutte umane…servono a creare il mondo come lo vediamo e percepiamo…le parole nominano tutte le cose, ma essendo umane, le parole esistono e come gli esseri umani vivono e si trasformano e mutano…si beccano le malattie, perdono la memoria, cambiano a seconda che siano dette o scritte, sussurrate o urlate, a seconda del tempo…crescono, invecchiano e muoiono…quando ti dico che Nicus aveva “smontato” casa sua, per esempio, intendo il verbo “smontare” in tutti i significati che conosco e sono sicuro che anche Nicus aveva analizzato, prima di fare, tutte le possibilitá date da quel che aveva in mente…e per le mani…ne sono sicuro perché le sue sculture lo ruggivano. Smontare é sí sinonimo di scomporre o di disfare ma significa anche altro: scendere o far scendere…rendere inefficiente, abbattere…avvilire, scoraggiare…staccare, lasciare il lavoro…per dire…Nicus stava cercando di smontare il mondo, di guardarlo in faccia con crudezza ed il lavoro che va facendocontiene ed esprime appieno le sue intenzioni…si sentiva giá in quelli di allora la rabbia e la paura del gesto, l’energia del rompere, il delirio creativo…la povertá dei materiali lasciava immaginare ancora di piú. Non so come dirtelo…la mia sensazione é stata quella di essere di fronte ad un momento…ad un tempo come quando nascono le impressioni, prima di trasformarsi in idee…le impressioni che ti rimangono attaccate senza motivo. Insignificanti e sospette…
PP …come una sospensione? Ti vedo lí di notte, per strada a guardare dalle vetrine una scultura di Nicus; é un’immagine romantica…potremmo metterci sopra della musica…
FF (silenzio)…che cazziose cazzate dici…peró c’é anche un legame con la musica…Nicus canta e suona con talento…e successo…la RCA gli produsse un disco, anni prima che ci conoscessimo…e conosce bene i locali notturni…e l’effetto degli oggetti che li arredano…
PP Dici che era in grado di prevedere la reazione del pubblico? O qualcosa del genere?
FF No…si…non solo…a Nicus piace sovvertire, manipolare, contaminare…non solo il “pubblico” ma anche se stesso…la sua é un’opera di contagio…dell’arte, della musica, delle parole…e chiunque ne puó fruire…pensa alla teatralitá della scena e dell’oggetto che vi inserisce…a una certa violenza voluta, provocante…tutte cose che continua a usare…che ha approfondito e raffinato nel corso degli anni ma che sono ancora oggi parte del suo lavoro…il desiderio di sovvertire i linguaggi, tutti i linguaggi…pensaci…é tutto lí, nelle sue opere…nei bersagli, nei libri fossili, nella ciclette legata per strada, nelle bandiere, nei quadri con gli spilli…
PP Si…ecco…faccio fatica a trovare un legame, forse perché i lavori di Nicus sono tutti cosí diversi uno dall’altro che sembrano fatti da tanti artisti diversi…
FF Sei il contrario di quelle persone che entrano in galleria a visitare una mostra collettiva e mi chiedono se tutti quei quadri li ho fatti io…forse tu sei uno di quelli che pensano che l’arte é un “prodotto” e per questo confondono un quadro e una scultura con una camicia di Armani e un prosciutto…peró hai ragione…stando ai fatti, tutti i lavori di Nicus sembrano figli di padri diversi, ma c’é un filo fortissimo che lega il tutto ed é un filo consapevole e chiaro. Puó darsi che sia troppo facile dire che quel filo é Nicus, ma alla fine é forse la cosa piú vicina alla realtá. Non devi interrompere la tua lettura solo ad un livello formale, esteriore. E’ vero che i lavori di Nicus sono eterogenei, fatti tutti di forme e di materiali diversi, ma bisogna guardare oltre…essere curiosi…nelle opere di Nicus c’é un prurito eccitante che non solo stimola visivamente la voglia di uno scambio con chi guarda e vuole ricambiare, ma i suoi lavori vivono di vita propria, senza bisogno di spiegazioni o dottrine. Dicono altro che del loro essere fisico.
PP Hai parlato brevemente dei primi lavori…potresti raccontarcene altri che ti hanno colpito?
FF Come sei terreno! Come un campo di patate…grandi, piccole, belle, brutte…voi critici fabbricate grandezza, meraviglia, stupore…l’arte, come la chiamate…ne parlate con immaginazione vivace ma da persone mediocri…vi sbizzarrite solo su sentieri giá percorsi da altri…cogliete le impressioni piú superficiali e le usate per complottare in consigli d’amministrazione…culo contro culo con qualsiasi sistema di potere…credete di avere idea di quel che parlate…
PP …Senti. Dobbiamo fare questa intervista ed é meglio che non ci perdiamo in elocubrazioni. Non ho voglia di litigare. A me e credo anche a chi ci legge, interessa capire che lavori faccia Nicus…
FF Ma se abbiamo appena detto che il lavoro di Nicus non é inquadrabile in nessuna tipologia…?…che il suo é, visivamente, un lavoro eclettico, sempre diverso…?…cosa bisogna dire? Nicus sta lavorando…
PP …vabbé…vorrei districare la matassa e tornare ad un punto…quello dei lavori…per favore, descrivine alcuni, magari in ordine di tempo…dopo i primi che hai visto?…
FF C’é un periodo confuso, in cui sia la mia vita che quella di Nicus, per ragioni diverse, si sono aggrovigliate - per usare la tua terminologia da cardaio. Nicus aveva cominciato a fare degli happenings, delle performances - non credo esista un vocabolo italiano sostituibile - una sera aveva montato un tavolo nel giardino di un castello. Sul tavolo c’erano un frullatore e a fianco una lampada e un piccolo amplificatore a cui era attacata una chitarra elettrica. Nicus aveva attirato l’attenzione togliendosi la maglia e tirando fuori da un sacco di plastica un cervello di mucca che aveva messo nel frullatore. L’aveva acceso e poi si era messo a suonare suoni con la chitarra. Noi presenti eravamo ammutoliti…non sapevamo cosa farcene…non era in conto neanche piú l’esistenza di una ragione…
PP …e poi?…
FF …poi c’é la mostra da Franz, in cui Nicus realizza un campo da pallacanestro con il parket e tutto quel che serve, ma in cui non si puó giocare, perché i canestri regolamentari sono: uno piegato in modo che la palla non entri nel cesto e sotto l’altro c’é un grande tavolo fatto con un piano a specchio posizionato esattamento sotto il cesto. In un’altra sala aveva fissato a terra con dei bulloni un sedile di ferro, da altalena…ai manici erano attaccati due grandi elastici tesi per tutta la lunghezza della stanza fino alla parete opposta del salone. Il seggiolino era puntato, come il proettile in una fionda, verso una grande tela bianca con una cornice d’oro, appesa nel bel mezzo del muro. Il lavoro si intitola “Fiondati!” e non avevo avuto il coraggio di sedermi. Nessuno lo ha avuto e la tela é ancora bianca…
PP …penso che qui Nicus avrebbe avuto bisogno di uno di quegli assistenti che Leonardo da Vinci faceva buttare dalle rupi di Fiesole per provare se funzionavano le sue invenzioni, fossero ali o qualche protoelicottero…
FF …sí, solo che la “Fionda” di Nicus si sa, funziona perfettamente…e se ti lanci ti spiaccichi di sicuro nella tela. Fai/sarai il quadro. Non importa neppure saperlo, basta la tensione dell’elastico a ricordarcelo…il lavoro di Nicus cerca sempre contributi…é la molla che da’ vita al giocattolo…e le collaborazioni sono infinite…ma la dichiarazione di Nicus é rimasta unica e uguale. Lui ha sempre sostenuto la responsabilitá dell’artista verso il proprio lavoro e un suo modo di lavorare con il mondo che lo circonda…in quanto a collaborazioni pensa anche solo alla “produzione” pratica che riciede di volta in volta assistenti e manovalanze specializzati e diversi…oppure al rapporto del suo lavoro con il pubblico, con chi guarda, con lo spettatore…si sono temperati ma sono gli stessi dell’inizio…
PP …quindi Nicus collabora con altri artisti?
FF Anche, ma non solo. Come ti ho detto, le collaborazioni di Nicus seguono strade proprie e coinvolgono persone in tutto diverse tra loro…per fare degli esempi penso alla biblioteca di libri fossili che Nicus realizzó in Marocco con l’aiuto di lavoranti locali e che espose a Torino da Caterina e a Parigi da Simonis prima che venisse felicemente smembrata…oppure ai quadri con gli spilli a cui partecipano vari lavoranti e che possono essere “guardati” anche da un cieco…insomma mi pare chiaro anche con quel che stiamo facendo qui che la “collaborazione” é un elemento ovvio ed un’altra delle tante prospettive dell’operare di Nicus.
PP …é vero…per questo siamo qui adesso… per collaborare ad un suo progetto…perché per l’uscita di questo primo numero di Arte Sera, Nicus propone una collaborazione con chi desidera condividerla e mi pare a piú livelli…ha coinvolto anche te e me!
FF …Bravo! Sembri proprio un presentatore! Cosa fai? Passi la palla?
PP …che noia che sei!…allora…anni fa Nicus ha cominciato un progetto infinito che ha chiamato Pop-club e che possiede ufficialmente anche una vera stella a cui ha dato il nome. L’idea del progetto é quella di un cappello (Pop-club) che, come la calotta celeste, contenga una costellazione di teste diverse, di individualitá autonome che si incontrano e partecipano in un progetto comune…
FF Sei proprio bravo…adesso parli come me…vuoi fare l’intervistato!?
PP …no…
FF …e allora fai il giornalista e domanda!…sono io l’intervistato…tu sei l’intervistatoreee…spara!
PP …sei proprio una testa di nocciola!…andiamo avanti…mi sembra che il progetto che Nicus ha fatto espressamente per Arte Sera sia, a differenza di quel che dicevamo sopra, un progetto estremamente specifico e in qualche modo ingabbiato in una griglia di possibilitá limitata, ristretta…
FF E ti sbagli…Nicus ha cominciato, non a caso, un quadro astratto e chiede, a chi vuole, di continuarlo. Basta chiamarlo al telefono e prendere un appuntamento e chiunque voglia puó andare in studio da lui e contribuire alla realizzazione del quadro. Mi pare che le possibilitá e le ragioni di un gesto simile siano illimitate, che non esistano griglie, se non il tema…si puó sconfinare nella pittura e in un dibattito sulla pittura…parlare del senso delle parole o di quello della vita…oppure piú terrenamente di comportamenti umani, relazioni…anche solo attenendoci ai fatti: questo é un quadro che é la pagina di un giornale che é una performance…cosa vuoi di piú!?
PP …non so…ma abbiamo oltrepassato anche i confini tipografici che ci erano concessi…non so cosa dire per chiudere, perché non so neppure se abbiamo finito quello che abbiamo o non abbiamo cominciato…non so piú nulla, ma credo che qualcosa siamo riusciti a dire.

Potassio Pliffi e Filippo Fossati, Bossolasco 24 ottobre 2010

Potassio Pliffi (Siena 1970) é critico e saggista. Scrive d’arte per varie testate ed ha pubblicato recentemente una raccolta di interviste dal titolo “Cosa ti fai?” per la Haarvard Press di Minneapolis. Vive a San Francisco.

Filippo Fossati (Torino 1965) mercante d’arte basito a New York. Fondatore e direttore di gallerie d’arte, di testate e di un parco permanente di sculture all’aperto.

maggio 1968/1998/2011

1 Marzo 2011

Nicus

LA VIOLENZA E LA NOIA (di Leo Ferrè)416 bis

Noi di un’altro stampo e di una singolare estasi
Noi dell’epico e del delirio
Noi degli anni falsi Noi delle ragazze cancellate
Noi dall’altra parte della terra e delle frasi
Noi dei margini Noi delle strade Noi dei bordelli intelligenti

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lesson two

25 Dicembre 2008

Nicus

how are you today?
au ar iu tudei?
come stai oggi?

i hope well

ai houp uell

spero bene

would you like a cup of tea?
uoud iu laik e cap ov ti ?
ti piacerebbe una tazza di te’?

yes please, i’d like some
ies plis, aid laik sam
si perfavore, mi piacerebbe( un po’)

would you care for some cookies as well?
uoud iu cher for sam cuchis es uell?
ti andrebbero anche dei biscotti?

no thanks
no tenks
no grazie

verbo to care: letteralmente prendersi cura, ma usato anche nel senso di
do you care?
du iu cher?
ti importa?

th : punta della lingua appena sotto gli incisivi, pensando di pronunciare invece una d ( punta della lingua appena dietro gli incisivi) , emissione d’aria gentile. il suono deve risultare morbido.

take care of yourself
teik cher ov iorself
prenditi cura di te stesso

till next time
till necst taim
fino alla prossima volta

cordially, annie
corgiali, enni
cordialmente, annie.

azione imprevista

29 Ottobre 2008

Nicus

Guarda il video AZIONE IMPREVISTA (8 ottobre) IMPREVISTA

“MADE IN ITALY”

17 Ottobre 2008

Nicus

Nicus Lucà 2008 trittico.cm.80×210x5 acilici e spilli su tela

Bassa frequenza

15 Ottobre 2008

admin

Lo scienziato giapponese Masaru Emoto ha scoperto che l’acqua a bassa frequenza ha una reazione estremamente negativa se viene esposta a basse frequenze; ma l’acqua ad alta frequenza non viene in alcun modo colpita dalle basse frequenze. Ciò ha senso perché esse non si trovano sulla stessa lunghezza d’onda e quando noi agiamo in uno stato di alta frequenza non veniamo influenzati dalla bassa frequenza del bombardamento cui vengono sottoposti il nostro cibo, le nostre bevande, il nostro ambiente (…) L’intera società globale degli Illuminati è ideata per tenerci in uno stato di bassa frequenza, così da farci rispettare le loro regole nel loro ambito vibratorio.

Che fare?

Pintrain

10 Ottobre 2008

Nicus

lesson one

9 Ottobre 2008

Nicus

good day mr.luca’. this is annie, your english teacher.
gud dei mister luca’. dis is enni, ior inglish ticer.
buon giorno sig. luca’. sono annie, la tua insegnante d’inglese.

how are you today?
au ar iu todei?
come stai oggi?

possible answers :
possibol ensuers :
possibili risposte:

fine thank you…and you?
fain tenk iu…end iu?
bene grazie…e tu?

i am feeling decently, thank you…and you?
ai em filin disentli, tenk iu…end iu?
mi sento decentemente, grazie …e tu?

just o.k. ….and you?
giast ochei…end iu?
soltanto o.k. …e tu?

like shit….and you?
laic scit….end iu?
come merda…e tu?

like a god…and you, little woman?
laic e god….end iu, littel uoman ?
come un dio…e tu, piccola donna?

end of lesson one.
end ov lesson uan.
fine lezione uno.

till next time. cordially, annie with the red hair.
til necst taim. cordiali, enni uid de red eir.
alla prossima volta. cordialmente, annie con i capelli rossi.

prova di lancio

7 Ottobre 2008

Nicus


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